"Giramondo libero - In viaggio con la Vespa o con lo zaino". Prima di copertina del secondo libro (

"Giramondo libero - In viaggio con la Vespa o con lo zaino". Prima di copertina del secondo libro (
"Giramondo libero - In viaggio con la Vespa o con lo zaino". Prima di copertina del secondo libro (maggio 2006 - "Giorgio Nada Editore") 384 pagine - formato cm 14x21.

lunedì 18 novembre 2019

Avviso  editoriale
Ho scritto dei libri, ma appartengono al passato. Pertanto adesso, che ho esattamente 67 anni e mezzo e quindi sto avviandomi verso la vecchiaia, penso che sia giunto il momento di fare il mio libro più bello: assolutamente sì. Questo nuovo progetto raggruppa quasi mezzo secolo di miei viaggi… passando dalla Vespa allo zaino, dal sacco a pelo al trolley. Qualcuno potrebbe farmi notare che a 67 o 68 anni dire che ci si avvia alla vecchiaia è esagerato. Ha ragione: io non mi sento affatto vecchio, anche perché chi mi conosce sostiene che non dimostro gli anni che ho. E so pure che questa età non è considerata vecchiaia, però in proiezione futura sarà così. Pertanto questo libro racchiude un po’ la mia vita di viaggiatore... ecco perché parlo di vecchiaia. Del resto Albert Einstein disse che un uomo è vecchio quando i rimpianti, in lui, superano i suoi sogni… ed io non ho ancora smesso di sognare.
In questa eventuale pubblicazione racconterò, di nuovo, parte delle mie esperienze di viaggi comprese le dieci tappe del Cammino Portoghese fatto nel 2013. Inoltre inserirò diversi aneddoti che ritengo interessanti e divertenti: in un hotel a Vienna, l’autostop verso la Sicilia, il ponte tibetano in Basilicata chiamato ponte alla luna, l’incontro con Franco Patrignani, Matera, ritrovamenti spettacolari – a distanza di tre decenni – di chi mi salvò la vita nel Madagascar oltre che di un amico, storie colorate nella trattoria Zia Carlotta con inclusa la conoscenza di Sergio Stocchi. Cose nuove, mai pubblicate, saranno anche l’amarcord del mio viaggio verso Capo Nord del luglio 1976, i miti del passato (su Lambretta e Vespa), un punto di riflessione su chi molla tutto e gira il mondo, la vacanza portoghese fatta con mia moglie (sei anni dopo il Cammino). Ci sarà spazio per uno spicchio della fiaba filosofica di Pompacarini e per i testi di cinque mie canzoni. E, soprattutto, sto trascrivendo in maniera più corretta e scorrevole i racconti di viaggi fatti in Asia, Africa e America Latina – già pubblicati sui precedenti libri –, eliminando però il superfluo (che stona assai) e arricchendolo in alcuni punti.
Ripresento quindi i viaggi compiuti sulla vecchia Vespa 200 Rally alla volta sia di Capo Nord sia dell’India. Torno a narrare degli autostop fatti nel deserto del Sahara su vari veicoli compreso un camion strapieno fino all’inverosimile, i viaggi faticosissimi su deteriorati tassì-brousse e su sovraffollati treni nell’Africa nera, la navigazione dei fiumi dell’Amazzonia su malridotti battelli, l’autostop in Patagonia e nella Terra del Fuoco, le esperienze nel profondo Cile, i viaggi sulle Ande boliviane e peruviane, la visita alla miniera di Potosì, le strane vicissitudini nelle Filippine.
Ci sto lavorando con grande impegno e, se dovesse andare a buon fine (trovando un editore o uno sponsor), questo sarebbe senza alcuna ombra di dubbio il mio miglior libro… con parecchie narrazioni distribuite in una moltitudine di pagine. Stavolta non preparerò alcuna impaginazione grafica, ma mi limiterò ai soli testi su Word (con il font “Times New Roman” corpo 12, salvati in formato “docx” come da prassi)… poi, eventualmente, per le foto da scegliere si farà dopo.
Sia come sia, l’importante è che trovi chi me lo pubblichi o mi finanzi. Il titolo è pronto, ma per pudore non lo faccio conoscere… però posso dire il sottotitolo, ossia: “Dalla Vespa allo zaino, dal sacco a pelo al trolley”.
Vorrei chiudere con il classico AAA  Cercasi editore o sponsor, sapendo che la sigla “AAA” non ha nessun significato ma è solo una funzione pratica. Siccome gli annunci sono impaginati in ordine alfabetico, l’unico scopo è di evidenziare la richiesta.
Ho già pronta la scaletta, con i titoli dei vari capitoli… così si ha un’idea di che cosa tratto. Ecco il SOMMARIO:
  Mi presento
  Introduzione
  I miti del passato
  Amarcord del mio viaggio verso Capo Nord (luglio 1976)
  Agosto 1977. Verso l’Iran (viaggio in Vespa alla volta dell’India)
Dicembre 1977. Kurdistan turco (i cani dei nomadi hanno tentato di aggredirmi)
  Aprile 1978. Dall’Iran al Pakistan (viaggio in Vespa verso l’India)
Aprile / Maggio 1978. Dall’India a Kathmandu (viaggio in Vespa verso l’India)
  Maggio / Giugno 1978 – Nel cuore dell’India (viaggio in Vespa)
  Vespa e sacco a pelo con zanzariera
 Luglio / Agosto 1979. In autostop verso la Sicilia
  Agosto 1980. Austria
  Dicembre 1984. Un Natale a Nefta (da Tunisi ad Abidjan, Dakar e Rabat)
  Dicembre 1984. Algeria (da Tunisi ad Abidjan, Dakar e Rabat)
  Gennaio 1985. L’attraversata del Sahara (da Tunisi ad Abidjan, Dakar e Rabat)
  Gennaio 1985. Lungo il Niger (da Tunisi ad Abidjan, Dakar e Rabat)
  Gennaio 1985. Nel golfo di Guinea (da Tunisi ad Abidjan, Dakar e Rabat)
  Gennaio / Febbraio 1985. Viaggio in treno per Dakar (da Tunisi ad Abidjan, Dakar e Rabat)
  Sono stato fortunato di essere nato sette anni dopo la guerra?
  Ottobre 1987. La navigazione del rio Ucayali (attraversata del Sud America)
  Novembre / Dicembre 1987. Da Belém a Rio de Janeiro (attraversata del Sud America)
  Dicembre 1987 / Gennaio 1988. Il sud del Sud America (attraversata del Sud America)
  Febbraio 1988. Puerto Montt e dintorni (attraversata del Sud America)
  Febbraio / Marzo 1988. Paesaggi andini (attraversata del Sud America)
  I colori del tramonto
  C’è chi molla tutto e gira il mondo
  Settembre / Ottobre 1990. Madagascar
  Agosto 1991. Parangtritis, nell’isola di Giava
  Agosto 1991. Mockba (ex U.R.S.S.)
  Luglio / Agosto 1992. Filippine (viaggio di nozze)
  Agosto 1992. Verso i laghi gemelli (viaggio di nozze nelle Filippine)
  Ho ritrovato, dopo 27 anni, chi mi salvò la vita nel Madagascar
  Nove raccomandazioni classiche
  Facebook e il suo mondo
  Giugno 2013. Cammino Portoghese (con la figlia)
  2014. Chicago, cascata del Niagara, Boston, New York
  2017. Sul ponte tibetano chiamato “ponte alla luna”
  2018. Matera
  Febbraio 2019. L’incontro con Franco Patrignani
  Dopo 34 anni rivedo un amico, che mi fa pensare alla bella storia dell’aragosta e alle coincidenze
  Maggio / Giugno 2019. Di nuovo in Portogallo
  Sergio Stocchi e la trattoria “Zia Carlotta”
  Alcune mie canzoni che depositai alla S.I.A.E.
  Sulla via di Pompacarini, tra logica e magia
  Tanti saluti


Chi volesse saperne di più, clicchi il link sottostante:
https://www.facebook.com/notes/giorgio-c%C3%A0eran/avviso-editoriale/2875847212447680/


* Milano, 18 novembre 2019


AGGIORNAMENTO, AL 30 GENNAIO 2020
Ho da poco finito la battitura del libro: è quindi pronto un file completo del racconto, che è un pezzo unico salvato in formato “docx”. È pronta anche la versione in PDF: solo testo, è ovvio. Ho usato il font “Times New Roman” corpo 12. Adesso, però, c’è un grosso problema. Ho già fatto una proposta a una Casa Editrice e subito ho ricevuto la prima risposta, che non è affatto incoraggiante; infatti, dice così:

<< Buongiorno Giorgio,
grazie per il testo. L’ho aperto e non ho potuto fare a meno di notare che è molto, molto lungo. Noi lavoriamo su testi di circa 280.000 caratteri spazi esclusi… mentre il suo è di ben 1.294.394: davvero troppi. Seppur il testo mi sembra molto interessante e anche ben scritto, per una pubblicazione con noi sarebbe necessario individuare un filo conduttore e modellare il testo su questo, eliminando alcune parti. Il motivo sta in una linea di collana editoriale. Purtroppo le regole dell’editoria italiana attuale – che si dirige in libri sempre più corti a causa del poco tempo del lettore medio di oggi – impongono dei tetti massimi da non superare. Se fosse comunque interessato possiamo parlarne, così lo valuteremo in maniera più dettagliata. L’idea potrebbe essere buona, ma mettere tutto credo che non sia una buona cosa. Resto disposizione. >>


Considerando che la lunghezza del testo può essere decisiva per la pubblicazione, ho eliminato due capitoli: “AGOSTO 1991. Parangtritis, nell’isola di Giava” e “Sulla via di Pompacarini, tra logica e magia”, scendendo quindi a 1.234.174 caratteri (spazi esclusi). Più di così, però, non voglio scendere e piuttosto rifiuto perché il punto è che questo libro vorrebbe racchiudere mezzo secolo dei miei viaggi e tenere solo 1/5 o 2/5 del racconto non avrebbe senso. Eh, già; la moltitudine di pagine del nuovo libro sarà il mio handicap, la mia zavorra. Che faccio? Alleggerisco di parecchio il carico? Di parecchio? No, a una riduzione così perentoria non ci sto… non posso accettarla perché un conto sono dei ritocchi e ben altra cosa è l’eliminare alcuni capitoli: non può funzionare. Al di là di tutto io penso che l’analisi, per gli editori, sia soprattutto (o esclusivamente) economica: più testo è uguale a più pagine e più pagine significa più costi. Poi si gira la questione in altri modi, ma è tutto lì il discorso… tra l’altro comprensibile.
C’è chi mi suggerisce di essere disposto a dare un piccolo contributo economico, affinché vada in porto l’intero progetto. Mah! Non so neanche se sia fattibile una cosa simile e tuttavia dipende anche di quanto contributo si parla perché non è una sottigliezza da poco conto, ma occorre badare alla sostanza… stando con i piedi per terra. Penso a Giorgio Nada Editore: nel maggio 2006 mi pubblicò Giramondo libero - In viaggio con la Vespa o con lo zaino (https://www.facebook.com/Giramondo-libero-In-viaggio-con-la-Vespa-o-con-lo-zaino-1888098124540805/), che ha 384 pagine, un libro impaginato da me stesso (tranne la copertina), solo che adesso di pagine ce ne sarebbero da aggiungere parecchie in più. D’altro canto non posso rivolgermi ancora a Giorgio Nada Editore, considerando che stavolta il libro ha ben poco da spartire con loro. Perché non più Giorgio Nada? Perché è un Editore specializzato in libri su auto e moto, e in questo mio ultimo libro tale argomento occupa poco più di 1/4: troppo poco per interessare a loro. Ho un buon ricordo della famiglia Nada, sia nella loro sede a Vimodrone sia nel negozio – Libreria dell’Automobile – ubicato a Milano, nella centralissima corso Venezia: una volta era al numero 43 per poi passare di recente al 45. Oltretutto va ricordato che adesso corre il 50° anniversario di vita di questa storica Libreria: tutto iniziò, infatti, nel 1970.

In ogni modo, visto l’andazzo, dovrei sperare solo in un colpo di fortuna come per esempio trovare uno Sponsor… ma io con la fortuna di solito non ho feeling. Va beh; un tale mi ha chiesto se accetterei l’eventuale pubblicazione solo testo e nessuna foto (come se fosse quasi un romanzo), oppure vorrei assolutamente un reportage (quindi con foto e cartine allegate), o come ultima ipotesi tutto il racconto (testo completo) con appena una decina tra foto e cartine-itinerario. Boh, di queste opzioni mi potrebbe interessare l’ultima: quella cioè del testo completo e di appena una decina tra foto e cartine-stradali. Poi, è chiaro, se ci fossero delle foto in più tanto meglio… ma non dipende da me. La mia priorità, comunque, è per il testo e del resto ci sono tanti famosi libri di viaggi senza alcuna foto… perciò questo non sarebbe di certo il primo fatto così. A essere sincero sarebbe già una grandissima conquista arrivare a queste opzioni, perché significa che ci sarebbe la certezza della pubblicazione. E invece… siamo ancora in alto mare.
Tuttavia c’è un’altra possibilità, suggeritami dal caro Tony Brando che mi segue da cinque anni e mezzo dalla Svizzera, ossia la pubblicazione cartacea attraverso la piattaforma “Kindle Direct Publishing” (KDP). Se è ben gestita è una genialata, soprattutto a livello economico… peccato solo che io non ne capisca granché, né come si procede con la stampa e la rilegatura, né come fa l’autore ad avere delle copie, o se deve pagarle a prezzo pieno, o con che criterio si stabilisca il prezzo di copertina. Accetto buoni consigli da gente esperta.
Insomma, se devo imbattermi in questa nuova strada volente o nolente occorre che mi rimbocchi le maniche e inizi a impaginare il tutto. Vorrà dire che terrò due versioni:
1)  solo testo salvato in formato “docx”;
2)  impaginazione grafica pronta per la stampa.
A questo punto, però, mi sorge un forte dubbio: devo fare l’impaginazione ancora per conto mio come nel 2006 per il mio secondo libro, oppure è meglio che coinvolga mia moglie (ex grafica editoriale) come fece nel 2014 – tra l’altro in maniera stupenda – per il libro sul Cammino Portoghese? È un bel dilemma e penso che, inserendo stavolta pochissime foto per risparmiare il numero di pagine… beh, dovrei farcela da solo perché si tratta di un lavoro semplice. Ma poi dovrò sentirmi rimproverare da Marika, come nel 2006 che la tenni all’oscuro del progetto puntando sull’effetto sorpresa finale consegnandole una copia? Della serie: c’è una grafica editoriale in casa e non la coinvolgi… sei masochista?
Una cosa è certa: il libro dev’essere cartaceo e non un eBook Kindle, perché ne ho già fatto esperienza e non voglio più ripeterla talmente l’ho ritenuta negativa. Valuterò man mano che procedo con il lavoro e tutt’al più potrei farlo vedere a Marika per un suo giudizio finale… così salvo capra e cavoli. Non mi va, però, che metta il becco sul testo: questo no.

venerdì 7 novembre 2014


Da venerdì 7 novembre 2014 è in vendita su internet (al prezzo di 2,99 euro) il mio nuovo libro, intitolato “Papà, andiamo a Santiago? – Padre e figlia sul Cammino Portoghese”: stavolta è un e-book, il cui editore è “Youcanprint”. Ci sono però diversi e sgraditi problemi tecnici, che spiego bene qui sotto dove c’è il titolo “PREFERISCO IL CARTACEO ALL’E-BOOK”. Facendo scorrere a mo’ di rullo questo blog, si trovano sia le copertine sia le informazioni necessarie.

Intanto, questa è la Sinossi (presentazione) del libro:
Papà, facciamo il Cammino di Santiago de Compostela?
Questa è stata la richiesta che la figlia Chiara fece un anno prima. Il fatto che a suggerirlo sia lei è importante, ed è indicativo che una sedicenne proponga certe camminate. Richiesta mantenuta per un anno, senza tentennamenti.
Giorgio ha fatto molti viaggi importanti: India, Africa, America Latina, Asia (compreso il Medio Oriente), e il cammino di Santiago de Compostela è tra questi. Andare a Santiago con la figlia è stata una bella esperienza, dove l’ignoto non era trovare la strada giusta, bensì partire solo con lei senza sapere se avrebbero avuto lo stesso passo, se sarebbero riusciti a condividere gli stessi amici, la stessa esperienza, l’identico entusiasmo.
Da Santiago, al termine della camminata sono andati con un pullman a Finisterre. Sulla via del ritorno, a Cammino concluso, hanno visitato Porto, il santuario Bom Jesus do Monte e Coimbra, per poi tornare a Lisbona e da lì prendere l’aereo per 
l’Italia.
Hanno annotato costi, ostelli, orari, tappe, tutto ciò che potrebbe agevolare chi avesse intenzione d’intraprendere questo percorso: constatando che le spese sono davvero abbordabili, per tutte le tasche.

sabato 31 agosto 2013




I viaggi importanti, preferisco farli da solo

Spesso mi sono chiesti pareri sul perché prediligo (o meglio: prediligevo – indicativo imperfetto –, giacché parlo al passato) i viaggi solitari. L’ho già ripetuto in più occasioni, ma a quanto pare non è sufficiente, forse anche perché è ben difficile che la gente – giustamente – stia tanto tempo a leggere la marea di commenti che invadono il lettore. Detto ciò, affermo per l’ennesima volta un mio vecchio concetto sul perché ho fatto in solitudine diversi viaggi.
Io, tanto per evitare malintesi, non desidero essere trascinato, ma semmai trascinare. E poi mi piace vivere da solo le esperienze in terre nuove, sia quelle positive sia quelle negative; desidero essere padrone di me stesso: è un bisogno inspiegabile, un piacere che non si vuole dividere con chiunque altro, un bisogno assoluto di non essere condizionato. In definitiva, ottimi compagni lungo la strada s’incontrano. In quei momenti sì che è bello dividere delusioni, gioie, sensazioni… poi ciascuno prosegue per la sua meta. L’incontro fra viaggiatori solitari dà un robusto stimolo psicofisico, viceversa un compagno fisso di viaggio è sempre un’incognita che può diventare parecchio spiacevole. Inoltre, l’essere solo in certe circostanze tempra il carattere: si è costretti a provvedere in tutto e per tutto alle proprie esigenze e perfino a vincere la paura. E poi c’è un’altra cosa: la gran voglia di muovermi in maniera indipendente, evitando probabili contrasti sulle decisioni da intraprendere. Io non volevo né essere un generale, né tantomeno un “SignorSì”. A volte, per ogni piccola scelta, si rischia di litigare o quantomeno di perdersi in discussioni sterili: infatti, due persone, anche se isolate da tutti, spesso sono in contrasto tra loro, perché ci sono due idee, due esperienze, due decisioni diverse che scatenano malumori. C’è chi vuole oziare e chi invece preferisce andare altrove, in questi casi che si fa? No, meglio evitare tutto quanto e decidere per conto mio, giusto o sbagliato che sia.
Il mio è stato un viaggiare con il gusto della curiosità e della scoperta, ricco di contatti spontanei e non accademici, con la possibilità di fare un confronto fra il proprio modo di vivere, che spesso siamo portati a ritenere l’unico possibile, e quello degli altri. È una lotta ai pregiudizi, è un mettere in discussione se stessi e la propria cultura (compresa quella religiosa), è una forma di disponibilità e d’apertura verso altre culture. È un accorgersi che viaggiare da soli può essere notevolmente più bello che stare assieme a compagni che mal si addicono, a volte, con il proprio bisogno assoluto di libertà.
Insomma, è il modo di muoversi che ha sempre adottato anche il mio caro amico Sergio Stocchi (un colto spirito libero, per nulla succube di un “padrone sponsor”), del quale condivido in pieno il suo pensiero ammirandone anche le scelte di vita.
Sia chiaro che sto bene quando sono in buona compagnia, ma è bello anche stare da solo, di tanto in tanto, in particolare quando si tratta di mettere in gioco se stesso, le proprie capacità, il proprio modo di essere. Stando solo, separato dai gruppi, si ha tempo di riflettere in maniera razionale senza farsi ingabbiare dall’emotività. Sono convinto che chi non riesca mai a stare bene con la propria solitudine, chi non riesce ad accettarla e deve essere sempre attorniato da persone perché ha paura di stare (e pensare) da solo... beh, mandi in fumo una buona fetta del proprio equilibrio interiore. C’è chi sente l’esigenza – tediosa – di blaterare, purché si fugga dal silenzio (della serie: “Parla, parla ma non dice nulla”). Penso, invece, che un po’ di silenzio non guasti alle povere orecchie di chi è costretto a subire la petulanza altrui. A chi è abituato, bene o male, a cavarsela da solo, soprattutto nelle cose che contano, ha nel silenzio un aiuto a pensare.
È anche vero che la solitudine, la mancanza di veri amici con i quali dividere felicità e angosce, la mancanza del calore della propria donna, spingono a volte l’uomo sull’orlo della disperazione. Si è tentati di chiudersi in sé stessi e di vedere tutto nero. È necessario, invece, reagire alla mancanza di calore umano; è bene immaginare l’avventura che si sta vivendo come una parentesi straordinaria e incancellabile, ritrovando così la vitalità persa. Del resto la tristezza umana non deriva dall’essere soli sapendo di esserlo, semmai la melanconia nasce dall’essere soli credendo di non esserlo. Ed io, per esempio, quando avevo qualche anno in meno e me ne andavo in giro sulle vie del mondo “sapevo” di essere solo, quindi è probabile che ero più sereno di chi, pur essendo in compagnia, alla fine si sentiva più solo di me. In quelle occasioni mi domandavo che chi non sa accettare la propria solitudine, usa gli altri semplicemente come uno schermo nei confronti dell’isolamento. Soltanto se si sa vivere soli come un rapace che vola alto ci si può abbandonare a un’altra persona. Un buon rapporto (di qualsiasi legame) può esistere felice – e solamente – quando non è una stampella di una delle due persone: ognuno deve essere in grado di reggersi per conto suo, altrimenti non funziona. L’unione di due persone non è un mutuo soccorso. Certo, mi si dirà, che però è bello avere qualcuno con cui ridere e scherzare, fare progetti, visitare assieme certe località: è verissimo tutto ciò, ma non dimentico che non sempre funziona così soprattutto nei viaggi tosti e lunghi. Anzi, spesso, in quei tipi di viaggi c’è il rovescio della medaglia. Più facile da gestire la compagnia si ha, invece, quando il viaggio più che altro è una vacanza e non impegna più di tanto: in questo caso avere una persona accanto può diventare piacevole.
Come esempio sui viaggi impegnativi fatti assieme ad altri, calza giusto un aneddoto. Un mio giovane estimatore, proprio mentre stava facendo un viaggio molto interessante in Asia assieme a un suo amico, mi scrisse in tono scoraggiante che ci sono momenti in cui si chiede se avesse fatto bene a partire. Se avrà le forze per incontrare ogni giorno delle persone nuove, raccontare di sé e conoscere loro. Non sa se ha un cuore tanto grande per accogliere tante persone. Ma, soprattutto, ritiene difficile viaggiare in due e andare allo stesso ritmo di un’altra persona. Io gli risposi che è normale porsi queste domande, capita a tutti: “Tu, però, non assecondarle e vedrai che, nonostante che al momento sia difficile da accettare, in seguito ne sarai più che soddisfatto. Sì, ammetto che la tua difficoltà maggiore sia la... non solitudine. Una persona accanto a volte non è facile da gestire: ecco il perché delle mie escursioni solitarie. Però, va anche detto, ormai sei in gioco e tanto vale andare fino in fondo. Impostala così: una lezione di vita per le tue prossime escursioni fuori dall’Europa.”
La sua risposta non si era fatta attendere, con queste parole: “Sì, lo so. Tutto sembrerà più bello quando lo ricorderò. Grazie per il supporto. Anni fa ho fatto il cammino di Santiago in solitaria ed è stata la più bella esperienza della mia vita. Infatti, da allora ho sempre viaggiato solo. Questa volta, data la difficoltà del viaggio, ho pensato che in due sarebbe stato più interessante. Ma adesso capisco come la presenza di una persona che conosci t’impedisca di calarti nella dimensione di viaggio e ti fa sentire più in vacanza... Devo capire quanto riusciremo a sostenere questa cosa a lungo.”
Io, ovviamente, cercavo di scuoterlo e di trasmettergli un entusiasmo maggiore e mi auguro che abbia funzionato... perché poi non mi ha scritto più e il suo viaggio è terminato nel migliore dei modi. Tra l’altro di lui non so più niente, perché da quando è tornato non m’invia più alcun messaggio... forse perché non ce n’è più bisogno. Qual è il senso di questo aneddoto? Cercatelo voi.




mercoledì 19 dicembre 2012

Brani presi da due libri.





1)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Un viaggio motociclistico non è un tentativo di afferrare la luna dal pozzo, ma è alla portata di tutti. Non ho cercato di coprire velocemente più chilometri possibili, ma badando soprattutto a vivere un’esperienza appassionante. È necessario solamente non dimenticare mai che nessun viaggio del genere va fatto alla leggera. Oramai non è più possibile definire un raid “eccezionale”, quindi considero i miei viaggi esperienze che mi hanno dato molto, che mi sono state assai utili e nient’altro. Ho potuto constatare che quelle prove così difficili sono servite a migliorare un po’ il mio carattere, a rafforzarmi, a farmi formulare poi, a posteriori, un giudizio più riconciliato con la vita.

2)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Quando mi sento libero, mi sento partecipe della vita: non un robot con il cervello disseccato, privo di qualsiasi capacità di provare emozioni. Lo so che la libertà autentica è un’utopia, ma un poco in essa devo pur credere, perché c’è una possibilità d’essere libero. È giusto pensare al proprio benessere, ma ancor più giusto è sperimentare ogni tanto una vita colma di fascino e d’imprevisti.
Ci vengono inculcati tanti falsi valori quali “valori reali”, perciò spesso finiamo, a torto, di credere che la felicità sia il materialismo o la vincita al lotto. Poi però qualcosa dentro di noi dice NO, non è vero! La verità non può essere questa, c’è altro da cercare e da scoprire. Ma vivere sognando a occhi aperti è inutile: bisogna cercare di realizzare ciò che si desidera se veramente lo si desidera... affinché si eviti che la luna diventi un sogno per chi, in realtà, non ha sogni. È per ciò che ogni tanto c’è chi s’imbarca su una zattera o su uno scooter e parte: solo alla ricerca, in fondo, di qualche particella di verità.

3)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
L’umanità non è una produzione in serie di oggetti modellati nella stessa misura e forma. Ci sono individui che si differenziano dagli altri non per potenza e ricchezza, bensì per coraggio: coraggio nel difendere i propri ideali, coraggio nel combattere i nemici dell’ecologia, coraggio di dire NO alla civiltà dei consumi superflui, coraggio di condannare chi, con falso coraggio, fa di un villaggio un cimitero di trucidati; coraggio di gridare NO a chi approva l’invasione “preventiva” di nazioni sovrane; e ancora coraggio d’amare l’avventura e a volte soffrire per essa. Il coraggio è ciò che più ammiro in una persona, che sia politicamente in lotta contro i regimi repressivi (coraggio sociale), o che proceda verso nuovi orizzonti (coraggio individuale): non posso che constatare con gioia che tante persone, spesso con mezzi inadeguati, raggiungono mete impensate. Ho ammirazione per i primi temerari delle macchine volanti, per i primi esploratori dei Poli, delle foreste, degli oceani, dei deserti, delle più alte vette delle montagne; e per tutti quegli uomini che, appunto con coraggio, hanno fatto dell’avventura una ragione di vivere.
Una delle molle interiori che fa scattare l’inesauribile desiderio di partire, di conoscere nuovi mondi e nuovi popoli, è la voglia di staccarsi da tutto ciò che nasce dalla rigida routine d’ogni giorno. È la ferma volontà di lasciare la massa della gente – spesso mediocre e ipocrita – che troppe volte isola e raramente unisce, per riflettere tranquilli in una solitudine cercata e voluta. C’è pure la profonda convinzione che una volta tanto si possa abbandonare un posto di lavoro sicuro, per cercare le risposte ai nostri intimi “perché?”, che formuliamo osservando certe dure leggi della vita senza comprenderle e anche, perché no, per scrollarsi di dosso i consigli dei conservatori benpensanti: <<frenati, attendi, pazienta, rassegnati ad accettare il tuo posto nella società, non tentare di modificare il corso del destino, non lasciare la vecchia via per la nuova>>. Certo regole d’oro, ma di tanto in tanto evadere dalla realtà d’ogni giorno diventa una necessità insopprimibile.

4)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
L’arte del saper viaggiare include, soprattutto nei Paesi tropicali ed equatoriali, la pazienza di mercanteggiare di fronte alle sparate di prezzi assurdi, e chi non lo fa (o lo fa raramente) ha compreso poco dei costumi locali e delle abitudini in uso in determinate nazioni. Immedesimarsi nella quotidianità dei nativi significa, fra l’altro, considerare il tempo come un amico e non come un qualcosa di sfuggevole, con il rischio di rimanerne imprigionati. Mercanteggiare per l’acquisto di un prodotto, per il prezzo di un hotel o per l’autobus significa avere tempo, pazienza e tolleranza verso la gente del posto. Significa accogliere le loro abitudini, facendosi quindi accettare meglio.

5)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Il ritorno a casa al termine d’ogni viaggio costituisce sempre la fine di un sogno agitato, emozionante e irripetibile.

6)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Viaggiando non ci si deve accontentare di poco, quando invece si può avere molto in fatto d’emozioni e di conoscenze, che rimarranno dentro di noi e che nessuno potrà mai comprendere fino in fondo. Si viaggia per se stessi e non certo per avere il plauso delle persone sedentarie, che considerano i viaggiatori come gente strampalata. A volte mi domando se i tipi cosiddetti “normali” siano quelli come me, oppure gli altri… chissà! L’amore per i viaggi ha un prezzo che si paga con tanti sacrifici (licenziamenti, permessi non retribuiti, separazione sia pure momentanea dalle persone alle quali si vuole bene, rischi di ogni genere, incertezza per ciò che accadrà al ritorno a casa… tutte cose che gli “altri” non sono in grado di comprendere né di provare; oppure, se le comprendono, non hanno il coraggio di affrontarle).

7)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Mi posso considerare, come direbbe Goethe, “un supplemento di tutti gli altri viaggiatori-narratori” che mi hanno preceduto nei loro viaggi, fatti in quegli stessi Paesi che pure io ho avuto la fortuna di visitare.

8)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Si vive in una società altamente tecnologica, dove perfino le evasioni dal meccanismo quotidiano sono monopolizzate dall’alto. Siamo sommersi dalle campagne martellanti a favore della libertà; però quando un cittadino stacca dalle proprie spalle la sigla di “ape operaia”, quando s’identifica nella libertà tanto propagandata… allora è bandito dall’ingranaggio sistemistico, nel quale il denaro differenzia le persone. Ed ecco che le pecore si trasformano in lupi, pronti a sbranare il perturbatore della quiete pubblica.

9)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Prima pensavo che il bisogno di evadere fosse qualcosa che si agita nel sangue quando si è giovani, ma mi sbagliavo: questo desiderio, se è solido, resta dentro e cresce con noi nel tempo e si realizza finché le forze fisiche e mentali lo consentono. Sì, l’avventura è in primis una questione psichica: quanto la vogliamo e quanto l’amiamo? Quanti sacrifici siamo disposti a fare per goderne i piaceri? Quanto è viva la nostra pervicacia nel superare gli imprevisti, che qualche volta possono diventare brutti e fastidiosi? Quanto tempo lasceremo passare dopo la fine di un viaggio, senza essere tentati di nuovo dal desiderio di ripartire verso altri luoghi? L’amore per l’avventura non è questione d’età, ma di eventuali richiami per altre scoperte: si può cercarla e viverne intensamente a vent’anni come a trenta, a quaranta e oltre ancora. Tutto dipende da quale condizione psicologica si affrontano le esperienze che si presentano.

10)  TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Qualcuno può chiedersi perché rinunciare a viaggi organizzati tanto comodi, alle crociere sui transatlantici, ai buoni hotel… già, perché? Perché non viaggiare con un’automobile per sentirsi almeno un po’ più sicuri in simili viaggi? Perché, dunque, per andare in India ho scelto l’identica Vespa con la quale l’anno precedente giunsi a Capo Nord? Forse perché mi piace cavalcare il vento, libero in quel poco di libertà che ancora rimane all’essere umano (soprattutto adesso, nell’era della “globalizzazione”). Ci sono cose che desideriamo tanto, forse ignorandone il motivo profondo.

11)  TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Io sono un amante dei viaggi lunghi e preferirei evitare i percorsi realizzabili in pochi giorni, perché questi ultimi li considero vuoti e incapaci di darmi quel che cerco. Ci vuole parecchio tempo per captare alcuni stati d’animo e certe sensazioni, ed è quasi impossibile coglierli al volo.
Quanto a chi viaggia in tempi brevi mi è difficile pensare a un viaggio di venticinque giorni soltanto, durante il quale più che altro si macinano migliaia di chilometri. In un arco di tempo così breve io mi limiterei a scegliere un itinerario corto, anche se in effetti in venticinque giorni, volendo, si possono attraversare i continenti… sì, ma come? Non credo che in un mese si riesca a scoprire gran che di altre popolazioni, né mentalità, né usanze. Può sembrare esagerato fare un viaggio di undici o sette mesi, ma non è così: il tempo corre veloce e ci si rende conto che c’è ancora tanto da vedere e da conoscere. Attraversare velocissimamente un continente, alla Speedy Gonzales, non mi attira per niente e se ho poco tempo a disposizione evito di partire.

12)  TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Programmare un viaggio, perfino nei particolari, non è un’abitudine dei veri viaggiatori, come non è loro abitudine vedere tutto frettolosamente per mancanza di tempo. È questo il punto: per me aspettare ore per ottenere un passaggio sui più scalcinati mezzi locali non è perdere tempo, ma al contrario mi aiuta ad approfondire le mie conoscenze sulla realtà del luogo… anche se a volte può non essere piacevole. In ogni caso, si sussurra che sapere aspettare vuol dire sapere pensare. Giusto. Quando si hanno pochi giorni a disposizione si rischia di fare gli ingordi, correndo come matti nevrotici, schiavi della superficialità prodotta dal consumismo occidentale. In questi casi ci si muove pure all’avventura, però con i portafogli grossi così, senza di cui non ci si sposterebbe di un metro. Ho l’impressione che oggigiorno si viaggi (mi riferisco a tanti ruspanti connazionali) più per dovere e per vanteria, che per avere contatti con i nativi. E per contatti intendo quelli con la gente comune del luogo, e non certo con gli albergatori, gli agenti di viaggio, le guide odiosamente saputelle, eccetera... eccetera...

13)  TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Viaggiare veloci si diventa come dei pacchi postali, mentre il vero viaggio va assaporato con lentezza. Il piacere della scoperta del mondo va sorseggiato piano e non trangugiato tutto in un colpo.

14)  TRATTO DAL LIBRO “LA VIA DELLE INDIE IN VESPA”, DI GIORGIO CÀERAN:
Purtroppo il 31 maggio 1982 è morto a Lecco, all’età di 52 anni, Carlo Mauri. Egli, coraggioso vincitore famoso in tutto il mondo, è stato sconfitto dall’unica cosa invincibile per tutti: la morte. Ho sempre nutrito una particolare stima per lui, l’ho sempre considerato un modello di vita da seguire fino al punto che, con un certo orgoglio, gli ho chiesto di stilarmi la prefazione di questo mio diario di viaggio. Non posso che rammentare con un piacere intimo il giudizio favorevole espresso da Mauri sul mio modesto dattiloscritto. Egli ha rivisto nelle mie righe la stessa ingenuità, le stesse sensazioni, la stessa voglia di conoscere che accompagnarono lui in diverse sue avventure. Mauri ha rivissuto nei miei scritti l’emozionante itinerario a cavallo sulle tracce di Marco Polo percorso nel 1973 con il figlio Luca, toccando in buona parte le identiche località da me viste. È stato sempre piacevole discutere con Carlo Mauri delle nostre avventure asiatiche che, seppure in modo diverso, entrambi abbiamo affrontato e superato positivamente: lui in maniera più organizzata, io affidandomi più all’improvvisazione. Non posso che concludere con una sua frase colma di significato: “Solo finché si vive si può godere del rischio, anche di morire”.