"Giramondo libero - In viaggio con la Vespa o con lo zaino". Prima di copertina del secondo libro (

"Giramondo libero - In viaggio con la Vespa o con lo zaino". Prima di copertina del secondo libro (
"Giramondo libero - In viaggio con la Vespa o con lo zaino". Prima di copertina del secondo libro (maggio 2006 - "Giorgio Nada Editore") 384 pagine - formato cm 14x21.

venerdì 7 novembre 2014


Da venerdì 7 novembre 2014 è in vendita su internet (al prezzo di 2,99 euro) il mio nuovo libro, intitolato “Papà, andiamo a Santiago? – Padre e figlia sul Cammino Portoghese”: stavolta è un e-book, il cui editore è “Youcanprint”. Ci sono però diversi e sgraditi problemi tecnici, che spiego bene qui sotto dove c’è il titolo “PREFERISCO IL CARTACEO ALL’E-BOOK”. Facendo scorrere a mo’ di rullo questo blog, si trovano sia le copertine sia le informazioni necessarie.

Intanto, questa è la Sinossi (presentazione) del libro:
Papà, facciamo il Cammino di Santiago de Compostela?
Questa è stata la richiesta che la figlia Chiara fece un anno prima. Il fatto che a suggerirlo sia lei è importante, ed è indicativo che una sedicenne proponga certe camminate. Richiesta mantenuta per un anno, senza tentennamenti.
Giorgio ha fatto molti viaggi importanti: India, Africa, America Latina, Asia (compreso il Medio Oriente), e il cammino di Santiago de Compostela è tra questi. Andare a Santiago con la figlia è stata una bella esperienza, dove l’ignoto non era trovare la strada giusta, bensì partire solo con lei senza sapere se avrebbero avuto lo stesso passo, se sarebbero riusciti a condividere gli stessi amici, la stessa esperienza, l’identico entusiasmo.
Da Santiago, al termine della camminata sono andati con un pullman a Finisterre. Sulla via del ritorno, a Cammino concluso, hanno visitato Porto, il santuario Bom Jesus do Monte e Coimbra, per poi tornare a Lisbona e da lì prendere l’aereo per 
l’Italia.
Hanno annotato costi, ostelli, orari, tappe, tutto ciò che potrebbe agevolare chi avesse intenzione d’intraprendere questo percorso: costatando che le spese sono davvero abbordabili, per tutte le tasche.

sabato 31 agosto 2013




Spesso mi sono chiesti pareri sul perché prediligo (o meglio: prediligevo, giacché parlo al passato) i viaggi solitari. L’ho già ripetuto in più occasioni, ma a quanto pare non è sufficiente, forse anche perché è ben difficile che la gente – giustamente – stia tanto tempo a leggere la marea di commenti che invadono il lettore. Detto ciò, affermo per l’ennesima volta un mio vecchio concetto sul perché ho fatto in solitudine diversi viaggi.
Io, tanto per evitare malintesi, non desidero essere trascinato, ma semmai trascinare. E poi mi piace vivere da solo le esperienze in terre nuove, sia quelle positive sia quelle negative; desidero essere padrone di me stesso: è un bisogno inspiegabile, un piacere che non si vuole dividere con chiunque altro, un bisogno assoluto di non essere condizionato. In definitiva, ottimi compagni lungo la strada s’incontrano. In quei momenti sì che è bello dividere delusioni, gioie, sensazioni… poi ciascuno prosegue per la sua meta. L’incontro fra viaggiatori solitari dà un robusto stimolo psicofisico, viceversa un compagno fisso di viaggio è sempre un’incognita che può diventare parecchio spiacevole. Inoltre, l’essere solo in certe circostanze tempra il carattere: si è costretti a provvedere in tutto e per tutto alle proprie esigenze e perfino a vincere la paura. E poi c’è un’altra cosa: la gran voglia di muovermi in maniera indipendente, evitando probabili contrasti sulle decisioni da intraprendere. Io non volevo né essere un generale, né tantomeno un “SignorSì”. A volte, per ogni piccola scelta, si rischia di litigare o quantomeno di perdersi in discussioni sterili: infatti, due persone, anche se isolate da tutti, spesso sono in contrasto tra loro, perché ci sono due idee, due esperienze, due decisioni diverse che scatenano malumori. C’è chi vuole oziare e chi invece preferisce andare altrove, in questi casi che si fa? No, meglio evitare tutto quanto e decidere per conto mio, giusto o sbagliato che sia.
Il mio è stato un viaggiare con il gusto della curiosità e della scoperta, ricco di contatti spontanei e non accademici, con la possibilità di fare un confronto fra il proprio modo di vivere, che spesso siamo portati a ritenere l’unico possibile, e quello degli altri. È una lotta ai pregiudizi, è un mettere in discussione se stessi e la propria cultura (compresa quella religiosa), è una forma di disponibilità e d’apertura verso altre culture. È un accorgersi che viaggiare da soli può essere notevolmente più bello che stare assieme a compagni che mal si addicono, a volte, con il proprio bisogno assoluto di libertà.
Insomma, è il modo di muoversi che ha sempre adottato anche il mio caro amico Sergio Stocchi (un colto spirito libero, per nulla succube di un “padrone sponsor”), del quale condivido in pieno il suo pensiero ammirandone anche le scelte di vita.
Sia chiaro che sto bene quando sono in buona compagnia, ma è bello anche stare da solo, di tanto in tanto, in particolare quando si tratta di mettere in gioco se stesso, le proprie capacità, il proprio modo di essere. Stando solo, separato dai gruppi, si ha tempo di riflettere in maniera razionale senza farsi ingabbiare dall’emotività. Sono convinto che chi non riesce mai a stare bene con la propria solitudine, chi non riesce ad accettarla e deve essere sempre attorniato da persone perché ha paura di stare (e pensare) da solo... beh, mandi in fumo una buona fetta del proprio equilibrio interiore. C’è chi sente l’esigenza di blaterare, ossia di cianciare con ripetizioni inopportune e tediose di parole, dette a vanvera, purché si fugga dal silenzio (della serie: “Parla, parla ma non dice nulla”). Penso, invece, che un po’ di silenzio non guasti alle povere orecchie di chi è costretto a subire la petulanza altrui. A chi è abituato, bene o male, a cavarsela da solo, soprattutto nelle cose che contano, ha nel silenzio un aiuto a pensare.
È anche vero che la solitudine, la mancanza di veri amici con i quali dividere felicità e angosce, la mancanza del calore della propria donna, spingono a volte l’uomo sull’orlo della disperazione. Si è tentati di chiudersi in sé stessi e di vedere tutto nero. È necessario, invece, reagire alla mancanza di calore umano; è bene immaginare l’avventura che si sta vivendo come una parentesi straordinaria e incancellabile, ritrovando così la vitalità persa. Del resto la tristezza umana non deriva dall’essere soli sapendo di esserlo, semmai la melanconia nasce dall’essere soli credendo di non esserlo. Ed io, per esempio, quando avevo qualche anno in meno e me ne andavo in giro sulle vie del mondo “sapevo” di essere solo, quindi è probabile che ero più sereno di chi, pur essendo in compagnia, alla fine si sentiva più solo di me. In quelle occasioni mi domandavo che chi non sa accettare la propria solitudine, usa gli altri semplicemente come uno schermo nei confronti dell’isolamento. Soltanto se si sa vivere soli come un rapace che vola alto ci si può abbandonare a un’altra persona. Un buon rapporto (di qualsiasi legame) può esistere felice – e solamente – quando non è una stampella di una delle due persone: ognuno deve essere in grado di reggersi per conto suo, altrimenti non funziona. L’unione di due persone non è un mutuo soccorso. Certo, mi si dirà, che però è bello avere qualcuno con cui ridere e scherzare, fare progetti, visitare assieme certe località: è verissimo tutto ciò, ma non dimentico che non sempre funziona così soprattutto nei viaggi tosti e lunghi. Anzi, spesso, in quei tipi di viaggi c’è il rovescio della medaglia. Più facile da gestire la compagnia si ha, invece, quando il viaggio più che altro è una vacanza e non impegna più di tanto: in questo caso avere una persona accanto può diventare piacevole.
Come esempio sui viaggi impegnativi fatti assieme ad altri, calza giusto un aneddoto. Un mio giovane estimatore, proprio mentre stava facendo un viaggio molto interessante in Asia assieme a un suo amico, mi scrisse in tono scoraggiante che ci sono momenti in cui si chiede se avesse fatto bene a partire. Se avrà le forze per incontrare ogni giorno delle persone nuove, raccontare di sé e conoscere loro. Non sa se ha un cuore tanto grande per accogliere tante persone. Ma, soprattutto, ritiene difficile viaggiare in due e andare allo stesso ritmo di un’altra persona. Io gli risposi che è normale porsi queste domande, capita a tutti: “Tu, però, non assecondarle e vedrai che, nonostante che al momento sia difficile da accettare, in seguito ne sarai più che soddisfatto. Sì, ammetto che la tua difficoltà maggiore sia la... non solitudine. Una persona accanto a volte non è facile da gestire: ecco il perché delle mie escursioni solitarie. Però, va anche detto, ormai sei in gioco e tanto vale andare fino in fondo. Impostala così: una lezione di vita per le tue prossime escursioni fuori dall’Europa.”
La sua risposta non si era fatta attendere, con queste parole: “Sì, lo so. Tutto sembrerà più bello quando lo ricorderò. Grazie per il supporto. Anni fa ho fatto il cammino di Santiago in solitaria ed è stata la più bella esperienza della mia vita. Infatti, da allora ho sempre viaggiato solo. Questa volta, data la difficoltà del viaggio, ho pensato che in due sarebbe stato più interessante. Ma adesso capisco come la presenza di una persona che conosci t’impedisca di calarti nella dimensione di viaggio e ti fa sentire più in vacanza... Devo capire quanto riusciremo a sostenere questa cosa a lungo.”
Io, ovviamente, cercavo di scuoterlo e di trasmettergli un entusiasmo maggiore e mi auguro che abbia funzionato... perché poi non mi ha scritto più e il suo viaggio è terminato nel migliore dei modi. Tra l’altro di lui non so più niente, perché da quando è tornato non m’invia più alcun messaggio... forse perché non ce n’è più bisogno. Qual è il senso di questo aneddoto? Cercatelo voi.




mercoledì 19 dicembre 2012

Brani presi da due libri.





1)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Un viaggio motociclistico non è un tentativo di afferrare la luna dal pozzo, ma è alla portata di tutti. Non ho cercato di coprire velocemente più chilometri possibili, ma badando soprattutto a vivere un’esperienza appassionante. È necessario solamente non dimenticare mai che nessun viaggio del genere va fatto alla leggera. Oramai non è più possibile definire un raid “eccezionale”, quindi considero i miei viaggi esperienze che mi hanno dato molto, che mi sono state assai utili e nient’altro. Ho potuto constatare che quelle prove così difficili sono servite a migliorare un po’ il mio carattere, a rafforzarmi, a farmi formulare poi, a posteriori, un giudizio più riconciliato con la vita.

2)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Quando mi sento libero, mi sento partecipe della vita: non un robot con il cervello disseccato, privo di qualsiasi capacità di provare emozioni. Lo so che la libertà autentica è un’utopia, ma un poco in essa devo pur credere, perché c’è una possibilità d’essere libero. È giusto pensare al proprio benessere, ma ancor più giusto è sperimentare ogni tanto una vita colma di fascino e d’imprevisti.
Ci vengono inculcati tanti falsi valori quali “valori reali”, perciò spesso finiamo, a torto, di credere che la felicità sia il materialismo o la vincita al lotto. Poi però qualcosa dentro di noi dice NO, non è vero! La verità non può essere questa, c’è altro da cercare e da scoprire. Ma vivere sognando a occhi aperti è inutile: bisogna cercare di realizzare ciò che si desidera se veramente lo si desidera... affinché si eviti che la luna diventi un sogno per chi, in realtà, non ha sogni. È per ciò che ogni tanto c’è chi s’imbarca su una zattera o su uno scooter e parte: solo alla ricerca, in fondo, di qualche particella di verità.

3)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
L’umanità non è una produzione in serie di oggetti modellati nella stessa misura e forma. Ci sono individui che si differenziano dagli altri non per potenza e ricchezza, bensì per coraggio: coraggio nel difendere i propri ideali, coraggio nel combattere i nemici dell’ecologia, coraggio di dire NO alla civiltà dei consumi superflui, coraggio di condannare chi, con falso coraggio, fa di un villaggio un cimitero di trucidati; coraggio di gridare NO a chi approva l’invasione “preventiva” di nazioni sovrane; e ancora coraggio d’amare l’avventura e a volte soffrire per essa. Il coraggio è ciò che più ammiro in una persona, che sia politicamente in lotta contro i regimi repressivi (coraggio sociale), o che proceda verso nuovi orizzonti (coraggio individuale): non posso che constatare con gioia che tante persone, spesso con mezzi inadeguati, raggiungono mete impensate. Ho ammirazione per i primi temerari delle macchine volanti, per i primi esploratori dei Poli, delle foreste, degli oceani, dei deserti, delle più alte vette delle montagne; e per tutti quegli uomini che, appunto con coraggio, hanno fatto dell’avventura una ragione di vivere.
Una delle molle interiori che fa scattare l’inesauribile desiderio di partire, di conoscere nuovi mondi e nuovi popoli, è la voglia di staccarsi da tutto ciò che nasce dalla rigida routine d’ogni giorno. È la ferma volontà di lasciare la massa della gente – spesso mediocre e ipocrita – che troppe volte isola e raramente unisce, per riflettere tranquilli in una solitudine cercata e voluta. C’è pure la profonda convinzione che una volta tanto si possa abbandonare un posto di lavoro sicuro, per cercare le risposte ai nostri intimi “perché?”, che formuliamo osservando certe dure leggi della vita senza comprenderle e anche, perché no, per scrollarsi di dosso i consigli dei conservatori benpensanti: <<frenati, attendi, pazienta, rassegnati ad accettare il tuo posto nella società, non tentare di modificare il corso del destino, non lasciare la vecchia via per la nuova>>. Certo regole d’oro, ma di tanto in tanto evadere dalla realtà d’ogni giorno diventa una necessità insopprimibile.

4)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
L’arte del saper viaggiare include, soprattutto nei Paesi tropicali ed equatoriali, la pazienza di mercanteggiare di fronte alle sparate di prezzi assurdi, e chi non lo fa (o lo fa raramente) ha compreso poco dei costumi locali e delle abitudini in uso in determinate nazioni. Immedesimarsi nella quotidianità dei nativi significa, fra l’altro, considerare il tempo come un amico e non come un qualcosa di sfuggevole, con il rischio di rimanerne imprigionati. Mercanteggiare per l’acquisto di un prodotto, per il prezzo di un hotel o per l’autobus significa avere tempo, pazienza e tolleranza verso la gente del posto. Significa accogliere le loro abitudini, facendosi quindi accettare meglio.

5)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Il ritorno a casa al termine d’ogni viaggio costituisce sempre la fine di un sogno agitato, emozionante e irripetibile.

6)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Viaggiando non ci si deve accontentare di poco, quando invece si può avere molto in fatto d’emozioni e di conoscenze, che rimarranno dentro di noi e che nessuno potrà mai comprendere fino in fondo. Si viaggia per se stessi e non certo per avere il plauso delle persone sedentarie, che considerano i viaggiatori come gente strampalata. A volte mi domando se i tipi cosiddetti “normali” siano quelli come me, oppure gli altri… chissà! L’amore per i viaggi ha un prezzo che si paga con tanti sacrifici (licenziamenti, permessi non retribuiti, separazione sia pure momentanea dalle persone alle quali si vuole bene, rischi di ogni genere, incertezza per ciò che accadrà al ritorno a casa… tutte cose che gli “altri” non sono in grado di comprendere né di provare; oppure, se le comprendono, non hanno il coraggio di affrontarle).

7)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Mi posso considerare, come direbbe Goethe, “un supplemento di tutti gli altri viaggiatori-narratori” che mi hanno preceduto nei loro viaggi, fatti in quegli stessi Paesi che pure io ho avuto la fortuna di visitare.

8)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Si vive in una società altamente tecnologica, dove perfino le evasioni dal meccanismo quotidiano sono monopolizzate dall’alto. Siamo sommersi dalle campagne martellanti a favore della libertà; però quando un cittadino stacca dalle proprie spalle la sigla di “ape operaia”, quando s’identifica nella libertà tanto propagandata… allora è bandito dall’ingranaggio sistemistico, nel quale il denaro differenzia le persone. Ed ecco che le pecore si trasformano in lupi, pronti a sbranare il perturbatore della quiete pubblica.

9)   TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Prima pensavo che il bisogno di evadere fosse qualcosa che si agita nel sangue quando si è giovani, ma mi sbagliavo: questo desiderio, se è solido, resta dentro e cresce con noi nel tempo e si realizza finché le forze fisiche e mentali lo consentono. Sì, l’avventura è in primis una questione psichica: quanto la vogliamo e quanto l’amiamo? Quanti sacrifici siamo disposti a fare per goderne i piaceri? Quanto è viva la nostra pervicacia nel superare gli imprevisti, che qualche volta possono diventare brutti e fastidiosi? Quanto tempo lasceremo passare dopo la fine di un viaggio, senza essere tentati di nuovo dal desiderio di ripartire verso altri luoghi? L’amore per l’avventura non è questione d’età, ma di eventuali richiami per altre scoperte: si può cercarla e viverne intensamente a vent’anni come a trenta, a quaranta e oltre ancora. Tutto dipende da quale condizione psicologica si affrontano le esperienze che si presentano.

10)  TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Qualcuno può chiedersi perché rinunciare a viaggi organizzati tanto comodi, alle crociere sui transatlantici, ai buoni hotel… già, perché? Perché non viaggiare con un’automobile per sentirsi almeno un po’ più sicuri in simili viaggi? Perché, dunque, per andare in India ho scelto l’identica Vespa con la quale l’anno precedente giunsi a Capo Nord? Forse perché mi piace cavalcare il vento, libero in quel poco di libertà che ancora rimane all’essere umano (soprattutto adesso, nell’era della “globalizzazione”). Ci sono cose che desideriamo tanto, forse ignorandone il motivo profondo.

11)  TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Io sono un amante dei viaggi lunghi e preferirei evitare i percorsi realizzabili in pochi giorni, perché questi ultimi li considero vuoti e incapaci di darmi quel che cerco. Ci vuole parecchio tempo per captare alcuni stati d’animo e certe sensazioni, ed è quasi impossibile coglierli al volo.
Quanto a chi viaggia in tempi brevi mi è difficile pensare a un viaggio di venticinque giorni soltanto, durante il quale più che altro si macinano migliaia di chilometri. In un arco di tempo così breve io mi limiterei a scegliere un itinerario corto, anche se in effetti in venticinque giorni, volendo, si possono attraversare i continenti… sì, ma come? Non credo che in un mese si riesca a scoprire gran che di altre popolazioni, né mentalità, né usanze. Può sembrare esagerato fare un viaggio di undici o sette mesi, ma non è così: il tempo corre veloce e ci si rende conto che c’è ancora tanto da vedere e da conoscere. Attraversare velocissimamente un continente, alla Speedy Gonzales, non mi attira per niente e se ho poco tempo a disposizione evito di partire.

12)  TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Programmare un viaggio, perfino nei particolari, non è un’abitudine dei veri viaggiatori, come non è loro abitudine vedere tutto frettolosamente per mancanza di tempo. È questo il punto: per me aspettare ore per ottenere un passaggio sui più scalcinati mezzi locali non è perdere tempo, ma al contrario mi aiuta ad approfondire le mie conoscenze sulla realtà del luogo… anche se a volte può non essere piacevole. In ogni caso, si sussurra che sapere aspettare vuol dire sapere pensare. Giusto. Quando si hanno pochi giorni a disposizione si rischia di fare gli ingordi, correndo come matti nevrotici, schiavi della superficialità prodotta dal consumismo occidentale. In questi casi ci si muove pure all’avventura, però con i portafogli grossi così, senza di cui non ci si sposterebbe di un metro. Ho l’impressione che oggigiorno si viaggi (mi riferisco a tanti ruspanti connazionali) più per dovere e per vanteria, che per avere contatti con i nativi. E per contatti intendo quelli con la gente comune del luogo, e non certo con gli albergatori, gli agenti di viaggio, le guide odiosamente saputelle, eccetera... eccetera...

13)  TRATTO DAL LIBRO “GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO”, DI GIORGIO CÀERAN:
Viaggiare veloci si diventa come dei pacchi postali, mentre il vero viaggio va assaporato con lentezza. Il piacere della scoperta del mondo va sorseggiato piano e non trangugiato tutto in un colpo.

14)  TRATTO DAL LIBRO “LA VIA DELLE INDIE IN VESPA”, DI GIORGIO CÀERAN:
Purtroppo il 31 maggio 1982 è morto a Lecco, all’età di 52 anni, Carlo Mauri. Egli, coraggioso vincitore famoso in tutto il mondo, è stato sconfitto dall’unica cosa invincibile per tutti: la morte. Ho sempre nutrito una particolare stima per lui, l’ho sempre considerato un modello di vita da seguire fino al punto che, con un certo orgoglio, gli ho chiesto di stilarmi la prefazione di questo mio diario di viaggio. Non posso che rammentare con un piacere intimo il giudizio favorevole espresso da Mauri sul mio modesto dattiloscritto. Egli ha rivisto nelle mie righe la stessa ingenuità, le stesse sensazioni, la stessa voglia di conoscere che accompagnarono lui in diverse sue avventure. Mauri ha rivissuto nei miei scritti l’emozionante itinerario a cavallo sulle tracce di Marco Polo percorso nel 1973 con il figlio Luca, toccando in buona parte le identiche località da me viste. È stato sempre piacevole discutere con Carlo Mauri delle nostre avventure asiatiche che, seppure in modo diverso, entrambi abbiamo affrontato e superato positivamente: lui in maniera più organizzata, io affidandomi più all’improvvisazione. Non posso che concludere con una sua frase colma di significato: “Solo finché si vive si può godere del rischio, anche di morire”.

giovedì 14 aprile 2011

Su “VESPA WEB” (www.vespaweb.com), è stata pubblicata questa recensione. Ringrazio.


LA VIA DELLE INDIE IN VESPA
Editore e autore: Giorgio Càeran – 1983
(224 pagine, foto-copertina a colori, 12 cartine/itinerario, 80 foto in bianco/nero)

La mitica India, l’irreale Kathmandu: due obiettivi e due sogni di tanti giramondo degli anni Settanta e di una generazione cresciuta nel sogno del “viaggio”. Niente di straordinario, la via delle Indie, niente di straordinario l’averla percorsa con la “Gigia” (il nome dato alla sua “Vespa 200 Rally”); fuori dall’ordinario invece che l’autore viaggiatore (editore di sé stesso) abbia realizzato la sua fuga da casa senza l’appoggio di sponsor alcuno, senza troppi soldi in tasca e con uno scooter vecchio di quattro anni già protagonista di un raid verso Capo Nord. Un viaggio durissimo durato 334 giorni, compiuto fra difficoltà quotidiane e imprevisti occasionali. Puro esibizionismo? Coraggio d’altri tempi? L’autore, più semplicemente, spiega che il bisogno di evadere è presente in tutti noi, cittadini alienati di un mondo ordinato secondo schemi rigidi e noiosi: esiste ed è ben vivo il bisogno dunque di riappropriarsi della propria esistenza. Ecco, Giorgio è uno che viaggia ma a occhi aperti, guardando tutto quel che c’è da guardare, ma anche recependo gli usi e costumi locali, tentando di capire lo spirito delle genti avvicinate durante il lungo interminabile andare. On the road quindi, con l’entusiasmo del viaggiatore accanito.
Giorgio ha il suo modo di viaggiare, volendo rimanere fino in fondo uno “spirito libero”, senza mai appoggiarsi a eventuali sponsor. Non ha voluto essere condizionato da itinerari e da programmi dettagliati, di conseguenza non ha mai avuto alcun aiuto economico, organizzativo, logistico, né tantomeno collegamenti satellitari. Di gente che scorazza su e giù per il globo, sovvenzionata da varie Case motociclistiche, automobilistiche, emittenti televisive o quant’altro, ce n’è parecchia. Questo, però, non è il tipo di viaggio che lo attirano perché in fin dei conti per lui significa poco muoversi con aiuti del genere alle spalle. Troppo facile e “freddo” viaggiare così, con un’avventura esageratamente pubblicizzata: è la legge di mercato, chi grida di più la vacca è sua. Per lui il vero viaggiatore è chi sa cosa significhi partire, per qualsiasi itinerario, senza date da rispettare: è colui insomma che non vuole essere condizionato dall’esiguo periodo delle ferie, bensì vuole assaporare appieno un’ebbrezza rivitalizzante che solo senza date fisse e implacabili si può ottenere. D’altro canto programmare un viaggio, perfino nei particolari, non è un’abitudine dei veri viaggiatori, come non è loro abitudine vedere tutto frettolosamente per mancanza di tempo.
Càeran si getta, cinque anni dopo il ritorno, in un’altra avventura più casalinga ma più rischiosa, economicamente: editare da sé il libro e proporlo al pubblico nella sua veste vera e immediata, non ingentilita dalla mediazione della carta stampata, raccontando le sue esperienze: una vicenda di vita – con incontri, difficoltà, piccoli e grandi drammi – che valeva la pena di raccontare. Scritto in forma agile e vivace, più che di un racconto si tratta di un diario di viaggio, tale e tanta è la messe d’informazioni contenute, e tanto emotive sono le descrizioni dei luoghi e le riflessioni personali. In tono discorsivo, come per una chiacchierata fra amici.
Il volume è reperibile presso la “Libreria dell’Automobile” in Corso Venezia 45, a Milano, oppure rivolgendosi direttamente all’autore nella sua abitazione a Milano… e lui lo vende a metà prezzo.

sabato 9 aprile 2011

* Su “VESPA WEB” (www.vespaweb.com), è stata pubblicata questa recensione. Ringrazio.


GIRAMONDO LIBERO – IN VIAGGIO CON LA VESPA O CON LO ZAINO
Giorgio Càeran
Giorgio Nada Editore
2006 – 384 pagine

È una raccolta di racconti di viaggi compiuti in diverse zone del mondo nell’arco di venticinque anni. Ha trentanove capitoli ed è diviso in due parti. Nella prima parte riprende il diario cronologico della sua precedente esperienza editoriale ma rivista e corretta, eliminando il superfluo e rendendolo più scorrevole: è rimasto il concetto di diario, fedele a quello che già pubblicò ventitré anni prima, proprio per mantenere viva la sua spontaneità di narrazione. Tratta di un viaggio mototuristico di 23.084 chilometri durato 334 giorni verso Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan, India e Nepal in sella a una vecchia e acciaccata “Vespa 200 Rally” (già usata l’anno precedente per Capo Nord; partendo in entrambe le occasioni da Cermenate, in provincia di Como, dove l’autore allora viveva; mentre adesso – dal 1980 – vive a Milano).
La seconda parte del volume tratta di capitoli vari, estratti qua e là da esperienze più complesse, che sono durate più a lungo di quelle menzionate: il “sommario” funge, in questo caso, da buona guida, sia per capire in quale situazione di viaggio è collocato il racconto e sia in che periodo preciso è stato fatto. Narra di autostop fatti nel bel mezzo del Sahara, l’attraversamento dello stesso deserto su un piccolo camion con ben cinquanta Tuareg a bordo, i diversi giorni di navigazione sul Rio Ucayali (assieme al Rio Marañón costituisce l’origine del Rio delle Amazzoni) su una rudimentale imbarcazione mangiando cibi cotti con l’acqua del fiume, l’autostop nella Patagonia, l’attraversata in autostop dell’intera isola fredda e ventosissima della Terra del Fuoco fino a Ushuaia, con relativi passaggi fortuiti sulla strada del ritorno, le esperienze nel profondo Cile, i terribili percorsi andini boliviani e peruviani, la visita alla miniera di Potosì, le strane vicissitudini nelle Filippine, il fascino di Petra, le camminate lungo l’Ostriconi… Giorgio ha fatto viaggi faticosissimi nell’Africa nera, sia su deteriorati tassì-brousse (tassì collettivi) sia su sovraffollati treni; in Madagascar ha rischiato di annegare per cause assurde e incredibili. Oltre a questi racconti, nel libro sono perfino incluse informazioni e consigli pratici da ritenersi preziosi per un giovane che voglia avventurarsi ovunque nel pianeta, senza appoggiarsi a una struttura organizzativa, senza neppure l’ausilio di un generoso sponsor.
Sono viaggi spartani e all’avventura, ma di un’avventura semplice e più a misura d’uomo, dove non è necessario trasformarsi nei Rambo della situazione. Càeran ha viaggiato con i mezzi più impensabili, ha ricevuto calorose ospitalità e aiuti dai nativi, ha familiarizzato con una moltitudine di persone... alcune delle quali sono poi venute a trovarlo in Italia.
Le sue note di viaggio sono un invito a scuotersi dal torpore della solita routine, per armarsi del proprio passaporto e partire per luoghi lontani e tanto diversi dai nostri. Parla di una maniera di viaggiare con zaino e sacco a pelo e pochi soldi appresso, senza preoccuparsi troppo delle difficoltà di una lingua sconosciuta, dormendo dove capita... spesse volte ai bordi di strade malridotte e impraticabili. Don Lorenzo Milani sosteneva che è meglio parlare tante lingue male che una sola bene, e aveva ragione perché così facendo si ha più possibilità di dialogare con i nativi, incontrati nei luoghi più sperduti della Terra, laddove c’è un alto tasso di analfabetismo e una deprimente inferiorità economica; in posti dove la conoscenza di una lingua internazionale di certo è un lusso che non ci si può permettere.
È un viaggiare con il gusto della curiosità e della scoperta (dove l’importante non è cercare paesaggi mai visti bensì vedere le stesse cose però sotto uno sguardo nuovo), ricco di contatti spontanei e non accademici; interessandosi anche della miseria e della rassegnata disperazione così tangibile nelle nazioni del Sud del Mondo. Ne è la possibilità di fare un confronto fra il proprio modo di vivere, che spesso si è portati a ritenere l’unico possibile, e quello degli altri. È una lotta ai pregiudizi e alla mancanza di solidarietà, è un mettere in discussione se stessi e la propria cultura (compresa quella religiosa), è una forma di disponibilità e di apertura mentale verso altre culture. È un accorgersi che viaggiare da soli può essere assai più bello che stare assieme a compagni fissi che mal si addicono, a volte, con il proprio bisogno assoluto di libertà. È, infine, un constatare che è possibile (e non soltanto un sogno) fare viaggi della durata di sette o undici mesi, anche senza aver vinto la lotteria.
In conclusione, Giorgio Càeran dedica queste note di viaggio a chi ama l’avventura e guarda a un modo diverso di vivere, sapendo di avere del cielo azzurro sul proprio passaporto.
Il libro, impaginato dallo stesso autore e pubblicato da “Giorgio Nada Editore”, è reperibile presso la “Libreria dell’Automobile” in Corso Venezia 45, a Milano. Si sappia, infine, che l’autore lo vende a metà prezzo: basta contattarlo al suo indirizzo e-mail.

domenica 2 gennaio 2011

AMPIO  RESPIRO

Nel libro “Odore di Russia” di Fabrizio Resca, ho letto questa bellissima frase: <<Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura>>.
Sempre stando sul tema dei viaggi, l’amico Sergio Stocchi la pensava così: <<Se si viaggia, si viaggia soli: viaggiare soli è il solo modo di viaggiare. Direi che l’aggettivo “solitario” è il complemento indispensabile al sostantivo “viaggiatore”. La presenza di un compagno di viaggio è un allontanamento, un impedimento a entrare, a capire, tanto maggiore quanto maggiore è l’affiatamento: perché fai conchiglia bivalve con il tuo compagno. Il viaggiatore solitario non è affatto un orso che non sta con nessuno: al contrario, la solitudine è una bandiera di disponibilità.>>
Anche Walter Bonatti è della stessa idea: <<C’è chi si accontenta di vivere il tran-tran quotidiano e chi no. Io sono fra quelli che non si realizzerebbero mai in un gruppo, nella monotonia di tutti i giorni; ho bisogno di evadere, di incontrare la solitudine... Si crede che solitudine significhi angoscia, per me non è così: è un momento positivo, prezioso, un’occasione per guardarmi dentro, giudicarmi, capirmi o almeno di tentare di farlo. La solitudine acutizza la sensibilità ed amplifica le emozioni. L’angoscia si prova quando si è immersi in un mare di gente e non si riesce a dialogare.>>
Concordo pienamente, e completo l’argomento con un antico detto Polinesiano, che dice: <<Ha meno fame e meno sete chi naviga da solo.>>
Io sono dell’idea, inoltre, che è meglio partire senza avere le spalle protette dagli sponsor, senza dover render conto a nessuno, e senza pianificare delle rigorose tabelle di marcia; altrimenti c’è ben poco dello spirito libero, ma diventa opportunismo.
Alcune persone mi hanno chiesto informazioni su come e dove comprare i miei libri. Ebbene, sia “Giramondo libero – In viaggio con la Vespa o con lo zaino” (il cui prezzo di copertina è di 19,80 euro) e sia “La via delle Indie in Vespa” (10,33 euro) sono acquistabili presso la “LIBRERIA DELL’AUTOMOBILE”, in Corso Venezia 45 a Milano; telefono 0276006624. Entrambi si possono comprare anche on-line, cercando su www.libreriadellautomobile.it ; la cui e-mail è: negozio@libreriadellautomobile.it . C’è da tener presente che tale Libreria appartiene alla famiglia di Giorgio Nada, ossia all’editore di uno dei miei libri.
Un po’ di copie, tuttavia, le ho anch’io… e la differenza è che le do con uno sconto, al quale, però, ci sono da aggiungere le spese postali: pertanto, a coloro che intendessero averle, io chiedo 12 euro per ogni copia di “Giramondo libero” e 7 euro per “La via delle Indie in Vespa” (spedizioni postali incluse), con tanto di dediche personalizzate: in pratica li vendo con lo sconto del 50%.
Per la spedizione, si potrebbe fare nel modo più conveniente: ossia spedisco i due libri in maniera separata, messi in due buste diverse, così i costi di spedizione si abbassano (7 per “La via delle Indie in Vespa” e 12 per “Giramondo libero”, spedizioni postali incluse) e portano a un totale di 19 euro, anziché i 24 che necessiterebbero qualora si spediscono assieme, risparmiando così 5 euro. Perché questa differenza? Grazie alla formula “pieghi di libri”, dove però si può mettere un solo libro e non deve superare i 2 kg. Ecco perché a spedire due libri contemporaneamente il costo è maggiore, e, da quanto vedo, in due giorni per esempio il libro arriva da Milano alla Calabria o alla Puglia. Ci vuole invece molto più tempo (a volte anche due settimane) per la Sardegna. A Torino, infine, una volta mi è capitato che ci sia voluta una settimana: può capitare.
Ricapitolando: il 1° libro diventa 7 euro con incluse le spese postali, il 2° libro diventa 12 euro tutto incluso; mentre sarebbe da evitare la spedizione dei due libri in una sola busta. Tutto chiaro?
Ovviamente a chi capita di passare per Milano (o se magari, tramite qualche conoscente, si riesce a dargli i libri), direttamente da me il costo scende a 15 euro in totale non essendoci le spese di spedizione. Per il pagamento io preferisco, e a me andrebbe benissimo, un semplice bonifico bancario (a chi lo fa on-line la commissione non costa nulla se la sua Banca è “ING DIRECT”, altrimenti è di 1 euro esattamente come con il bancomat). È sconsigliabile, però, farlo allo sportello perché il costo della commissione aumenta assai.
Tutto questo lo dico per evitare di essere abbindolati dai vari annunci su internet: se ritenete necessario avere i miei libri, rivolgetevi a me e non seguite certe sirene… che si rivelano molto più costose.

RECENSIONI  ON LINE

All’indomani della pubblicazione de “La via delle Indie in Vespa” ho avuto parecchie recensioni ma tutte cartacee, al punto che quelle on-line sono rare. Diversa è stata, invece, la storia di “Giramondo libero – In viaggio con la Vespa o con lo zaino” con, stavolta, una discreta diffusione di recensioni on-line.

Adesso, qui di seguito, trascrivo (grazie al copia-incolla) tre recensioni esclusivamente on-line, iniziando dapprima con la presentazione fatta dal mio editore (Giorgio Nada Editore), in riferimento a “Giramondo libero”: <<La via delle Indie in Vespa, è il titolo di uno dei capitoli che compongono questo racconto “on the road”, scritto da Giorgio Càeran, instancabile viaggiatore e scopritore, protagonista di una serie di affascinanti viaggi affrontati “con buona esperienza e sempre vivo entusiasmo”. Una Vespa 200 Rally ha portato l’autore ad arrivare in India, passando attraverso il Kurdistan, il Pakistan, l’Afghanistan, e visitando luoghi mitici come Kahtmandu, Calcutta e Bombay. A piedi, con lo zaino in spalla e il sacco a pelo, Càeran si è poi avventurato prima nel profondo dell’Africa, faccia a faccia con il deserto, poi nell’America latina, spingendosi sino alla Terra del Fuoco. “Giramondo libero” è un appassionante diario di viaggio che consente al lettore di scoprire affascinanti luoghi, ricchi di storia e di cultura.>>

Riguardo invece al primo libro, lorenzo205@libero.it della “LIBRERIA UNIVERSITARIA” ha scritto: <<Quello di Giorgio Càeran non è un “semplice” viaggio, ma molto di più. Fare paragoni con il più celebre Bettinelli è ingiusto e inadeguato, anche se ad accomunarli c’è qualcosa di più che la voglia di scoprire il mondo in sella ad una Vespa. Il viaggio si svolge dall’agosto del ’77 al luglio del ’78, con l’intermezzo di una sosta tecnica di sei mesi a Rezaiyeh, in Iran, lavorando per un’impresa italiana di carpenteria allo scopo di raggranellare denaro sufficiente a riparare la Vespa e continuare il suo viaggio. Anche in quegli anni non dev’essere stato facile viaggiare in quei territori, ma almeno non c’era da fare i conti con terroristi e integralisti religiosi. La Vespa di Càeran è il sogno di ogni vespista, una Rally 200 che prima di portarlo sulle strade dell’Asia lo aveva condotto fino a Capo Nord, e anche quest’avventura è raccontata nel suo libro. Un diario di viaggio compilato diligentemente giorno per giorno, con precise tabelle chilometriche suddivise tappa per tappa. Un viaggio avventuroso di 23.000 km svolto nell’arco di poco meno di un anno, con 59 giorni effettivi di cammino. Càeran fornisce anche tutti i dettagli tecnici, con diverse foto che illustrano come ha attrezzato la sua Vespa. Un libro che si legge molto volentieri, con la curiosità di conoscere le avventure dell’autore. Molto bella la foto di copertina.>>

Dopodiché tratto altre due recensioni, entrambe del secondo libro, cominciando da “La Feltrinelli.it”: <<La via delle Indie in Vespa, è il titolo di uno dei capitoli che compongono questo racconto “on the road”, scritto da Giorgio Càeran, instancabile viaggiatore e scopritore, protagonista di una serie di affascinanti viaggi affrontati “con buona esperienza e sempre vivo entusiasmo”. Una Vespa 200 Rally ha portato l’autore a giungere in India, passando attraverso il Kurdistan, il Pakistan, l’Afghanistan e visitando luoghi mitici come Kathmandu, Calcutta e Bombay. A piedi, con lo zaino in spalla e il sacco a pelo, Càeran si è poi avventurato prima nel profondo dell’Africa, faccia a faccia con il deserto, poi in America Latina, spingendosi sino alla Terra del Fuoco. “Giramondo libero” è un appassionante diario di viaggio che consente al lettore di scoprire affascinanti luoghi, ricchi di storia e di cultura.>>

Infine, sempre riferendosi a quest’ultimo libro, Marco Simonelli, il 10 aprile 2008 su “Motocorse.com” ha detto: <<Il libro “Giramondo libero” di Giorgio Càeran si divide in due parti: la prima dedicata al viaggio che l’autore ha compiuto in Vespa dall’Italia attraverso l’Asia fino in India; la seconda contiene una serie di viaggi compiuti da Càeran sui più svariati mezzi ma non sulle tanto care (a noi) due ruote. Il libro è imperniato sullo spirito di scoperta e libertà che pervade l’autore che si definisce viaggiatore e non semplice turista. Giorgio Càeran infatti per la propria voglia di viaggiare, scoprire e conoscere arriva a rinunciare ad un posto di lavoro fisso e anzi ad attribuire ad esso una importanza molto relativa. È un punto di vista interessante quello dell’autore che fa del viaggio la propria ragion d’essere dato che tale esperienza lo migliora, lo arricchisce e lo completa. La prima parte del libro forse è la più interessante (quella del viaggio in India) dato che Càeran affronta davvero un’impresa eccezionale senza sponsor e a bordo di una Vespa 200 Rally opportunamente modificata per un simile raid. L’autore descrive nei minimi particolari ogni singola tappa del lungo viaggio, i vari costumi delle popolazioni locali, le proprie disavventure, l’incontro con i connazionali italiani sempre pronti ad aiutarlo trovandosi essi in terra straniera. Quello che colpisce è l’assenza della dimensione tempo, che tanto condiziona il mondo occidentale, e che in questo libro non esiste: ad esempio l’autore parte il 21 agosto 1977 e rientra il 20 luglio 1978 percorrendo 23084 Km in Vespa! Semplicemente Càeran non si dà tappe anche se minuziosamente riportate nel libro: mangia quando può, si riposa quando è stanco dove può,  ripara la moto quando occorre, seguendo i ritmi vitali suoi e della Vespa. Il libro scorre velocemente ma a volte l’autore si sofferma troppo su alcuni particolari secondari e infarcisce il racconto di giudizi personali sul mondo occidentale, sulla religione, sulle proprie regole morali che a volte infastidiscono, a prescindere dalle idee del lettore, per la rottura del ritmo narrativo. Càeran nei suoi commenti arriva a dire che della propria Vespa poco gli importava, non sa nemmeno dove sia oggi, perché egli è soprattutto un viaggiatore e quindi poco interessato al mezzo con cui si muove. Orrore!!! Io una Vespa che mi ha portato in India la custodirei gelosamente nel box anche perché ad essa ho affidato la pellaccia e i ricordi che con essa avrei vissuto sarebbero oggi più vivi, più presenti. Interessanti sono invece alcuni consigli che l’autore offre sui comportamenti da tenere all’estero, il rispetto dei costumi locali o delle abitudini alimentari, oppure le malizie per difendersi da scippatori e gente poco onesta. Un buon libro quindi, scritto col cuore ma forse un po’ troppo “sognatore” anche se ogni tanto confrontarsi con altri modi di pensare la vita serve a farci riflettere e a dare la giusta importanza al lavoro o ai soldi. Indicato più ai viaggiatori incalliti che ai motociclisti duri e puri.>>

IN  ATTESA  DELLO  SPONSOR

Adesso ho pronto un terzo libro, non più di viaggi, anche questo impaginato da me stesso (intitolato “Sulla via di Pompacarini, tra logica e magia”): avrà 272 pagine per un formato di cm 17x24. Nella copertina di quest’ultimo libro il disegno (e altri 15 all’interno) l’ha fatto Chiara nel 2007. Il volume, però, io non l’ho ancora pubblicato perché devo trovare o chi me lo fa, o qualche piccolo sponsor. C’è da tener presente che nell’editoria si diffida sempre ogniqualvolta si ricevono proposte complete, ossia libri già del tutto impaginati, pronti per andare in stampa (come nel mio caso). C’è stata l’eccezione in occasione del mio secondo libro, allorché “Giorgio Nada Editore” accettò l’impaginato, ma a una sola condizione: il rifacimento della copertina. Adesso è diverso, e per pubblicare quest’altro volume, che non tratta più di viaggi, si riscontrano grosse difficoltà nel proporre un’opera già bella confezionata e, infatti, non è neanche letta. “Giramondo libero” non mi è costato niente, perché – fortunatamente – mi è stato pubblicato. Però, io di solito faccio fatica a trovare un editore, per il semplice fatto che nessuno gradisce pubblicare libri già ingabbiati. E i libri che faccio, purtroppo, sono tutti così.
A ogni buon conto nel caso di “Pompacarini” non mi occorrono tanti soldi, se si pensa che per la stampa servono appena 3.000 euro... alla portata di mano di un piccolissimo sponsor, al quale saranno consegnate 400 copie – eventualmente – da vendere al dettaglio. Il prezzo di copertina potrebbe essere di 15 euro, e lo sponsor potrebbe adottare qualsiasi altro sconto oppure la formula “compri 3 paghi 2”: 3 libri a 30 euro complessivi. Allo sponsor, che aderisce alla proposta, saranno dati in omaggio 20 libri: 10 di “La via delle Indie in Vespa” e 10 di “Giramondo libero – In viaggio con la Vespa o con lo zaino”. Come si può dedurre, ci sono un po’ di problemi... ma io non ho fretta e spero nel tempo galantuomo.